Dalla lettura delle strutture murarie messe a
nudo nel corso dei lavori di restauro e dalle
scarse fonti documentarie è stato
possibile ricostruire le vicende storiche relative alle varie fasi di
realizzazione dell'immobile.
L'edificio è
di costruzione medievale, coeva alla ricostruzione
della città, nel 967, ad opera
dell'imperatore Niceforo II Foca dopo la distruzione quasi totale della
città ad opera di un corpo di spedizione araba nel 927.
I Saraceni
distrussero la città che era stata costruita saccheggiando e
trasformando gli antichi templi ed edifici greci dell'acropoli , essendo
esse stata “ strutturata
“ sulle rovine e sulle preesistenze dell'edilizia sacra
>esistente e sopravvissuta alla
conquista romana di Taranto dopo con
la guerra durata 10 anni, dal
272 al 282.
La
ricostruzione della città
utilizzò le fondamenta ed
i blocchi degli antichi templi ,
adoperando la copiosa disponibilità di elementi architettonici e
conci di “ carparo cavate dal banco
calcarenitico che costituiva
l' isola dell’attuale Città
Vecchia .
Le antiche
cave, esistenti al di sotto dell’attuale
fabbricato, vennero trasformate nelle “ fogge”, antichi granai ( dal
latino fovea) per potervi depositare le
derrate, indispensabili per la sopravvivenza della comunità, in
occasione di temutiassedi della
città fortificata della Taranto antica..
Ben tre
livelli ipogei sono stati rinvenuti e messi in luce al di sotto del
fabbricato , oltre ai pozzi di acqua salmastra e alle cisterne di acqua
dolce piovana, canalizzate dai
tetti per le esigenze della famiglia; sono ancora evidenti,
a vista, stupendi pluviali
medioevali che dai terrazzi
raccoglievano e accumulavano acque meteoriche nelle
cisterne interrate.
Sono ancora chiaramente visibili i grossi blocchi di
spoglio dei templi greci riutilizzati per la costruzione dell'edificio.
Tratti delle murature
medioevali sono stati sapientemente lasciati a vista al piano terra ed
ai piani interrati con la sequenza di archi e volte di vario tipo e a
vari livelli di imposta, più volte rimaneggiati nel corso dei secoli.
L'edificio,
costruito a partire dall'anno mille, nel tardo settecento subisce
un'importante trasformazione ed ampliamento ad opera del notaio
Francesco Antonio Mannarini, i cui discendenti, anch'essi notai, a metà
ottocento ne rifanno, abbellendola, la facciata, ed aggiungendovi un
ulteriore piano, il terzo, ai due preesistenti, oltre al piano terra.
L'edificio
presenta pertanto una facciata sobria ed equilibrata con gli ordini
ottocenteschi. A tale periodo appartengono i balconi con mensole e
lastre di pietra, i cornicioni in pietra, i balconi in ghisa,
l'importante portale, il portone in legno e le stupende porte-finestre,
con portelloni interni, in legno.
Sono ancora
presenti le serrature, la ferramenta, la rostra del portone con le
iniziali del notaio Domenico Mannarini.
Sono state rinvenute, e
sapientemente riutilizzati, pavimenti del settecento con piastrelle in
maiolica smaltata e decorata con colori vivi, presenti in alcune camere
del primo piano.
Altre
piastrelle in ceramica smaltata del trecento e del cinquecento sono
state rinvenute nel corso dei lavori e ne impreziosiscono pavimenti e
pareti della hall e della reception, al piano terra, assieme ad
originali elementi curvi in maiolica smaltata che costituivano le
ringhiere dell'antico terrazzo.
Il restauro ha
mirato alla conservazione e alla valorizzazione di tutti gli elementi
architettonici e di rifinitura antiche che permettono di “respirare” le
vicende storiche subite dall'edificio,
nel corso di 2700 anni!!!
Intatta è
stata conservata la facciata, i tre piani ipogei, i balconi, i
cornicioni, il portale con l’imponente
portone, i pavimenti del primo novecento in cemento colorato a
disegni liberty, gli elementi in pietra del terrazzo che ne permettevano
l'uso per stenditoi e per la preparazione delle provviste e alle
conserve essiccate, ecc.
La progettazione e la
supervisione dei lavori di restauro dell'edificio sono stati curati
dall'Ingegnere Architetto. Giuseppe De Bellis.